Consuma 2 milioni di litri di acqua al giorno.
Produce 150.000 tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno.
Costa 440 milioni di euro, come un ospedale, ma non cura le malattie: le fa venire!
L’alternativa esiste, è la raccolta differenziata: crea posti di lavoro, costa poco, recupera i materiali, non fa danni all’ambiente.
venerdì 18 luglio 2008
martedì 15 luglio 2008
IL DIAVOLO BRUCIA. DIO CREA
DI ERNESTO BURGIO SULLA RIVISTA "ECOLOGIST"
Il diavolo brucia. Dio crea, ricicla, trasforma: infinitamente
Dovrebbe essere ormai evidente a tutti che l’attuale fase della storia umana, quella coincidente con l’era dello sviluppo industriale e con l’utilizzo sempre più massiccio e irrazionale dei combustibili fossili (prima carbone, poi petrolio e gas), volge rapidamente e inesorabilmente al termine per due ragioni, strettamente interconnesse:
- l’imminente/immanente esaurimento delle risorse energetiche fossili, che l’uomo ha letteralmente dilapidato nel corso di questi due secoli
- gli effetti potenzialmente irreversibili che i processi di combustione, sempre più diffusi su tutto il pianeta, rischiano di avere sulla composizione dell’atmosfera, sul clima, sui cicli delle acque e del carbonio e sugli equilibri dei singoli ecosistemi e dell’intera biosfera.
Fra tutti gli impianti e sistemi eco-distruttivi inventati dall’uomo, gli “inceneritori di rifiuti” rappresentano il simbolo forse più perfetto (in senso negativo) di una “civiltà” dominata dalla Pulsione di Morte e di una specie vivente che, pur di estendere il proprio dominio, rischia di trasformare l’intero pianeta in una gigantesca camera a gas, in un immane forno crematorio.
E’ infatti difficile negare che gli inceneritori (il termine “termovalorizzatore” essendo frutto di un escamotage ipocrita e illegittimo, volto a convincere i cittadini circa un’inesistente resa energetica di questi impianti) sono essenzialmente grandi acceleratori entropici, che trasformano ogni giorno in cenere e gas:
- milioni di tonnellate di carta, cartone e legname che potrebbero essere utilizzate ancora a lungo e che sono il dono prezioso di boschi e foreste, cioè di quel polmone verde del pianeta, substrato e fucina della vita (biodiversità), che l’uomo sta distruggendo a ritmo frenetico e insostenibile;
- milioni di tonnellate di plastica e derivati, cioè di petrolio (si ricordi che un kg di PET equivale a due litri di petrolio): materiale organico che, formatosi attraverso milioni di anni di lento accumulo all’interno della crosta terrestre, siamo riusciti a consumare in pochi decenni;
- migliaia di tonnellate di metalli preziosi – alluminio, cromo, ferro, piombo, nichel – che potrebbero servire a costruire biciclette, navi, treni, ponti ed utensili vari.
Ma gli inceneritori non sono soltanto all’origine di un immenso, insensato spreco di materiali preziosi: sono anche tra gli impianti industriali più inutili, nocivi e rapidamente distruttivi nei confronti dei delicati meccanismi che regolano il clima e gli ecosistemi. E l’effetto forse più temibile e meno noto di questi eco-mostri concerne proprio il loro possibile impatto distruttivo sugli organismi e sull’intera biosfera: in quello che potremmo definire un immenso esperimento di bio-trasformazione a cielo aperto.
Perché i milioni di metri cubi di gas e ceneri volanti, che escono da quei camini e contaminano il mondo vegetale e i milioni di tonnellate di ceneri di fondo, che si depositano alla base delle caldaie e devono essere “smaltiti” in immense discariche di rifiuti speciali e che inevitabilmente finiscono con il percolare nelle falde idriche, avvelenando la catena alimentare e l’intera biosfera, sono un vero e proprio concentrato di alcune tra le sostanze più tossiche che l’uomo sia mai riuscito a produrre: diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici e metalli pesanti, che - trasportati dalle particelle microscopiche prodotte dalla combustione – attraversano gli epiteli di rivestimento dei nostri apparati respiratorio e digerente, passano nel sangue e nella linfa, attraversano le barriere alveolare ed emato-cerebrale e penetrano attraverso le sofisticate membrane che proteggono le nostre cellule. In questo modo per anni, per decenni le nanoparticelle veicolano gli atomi di cromo, di piombo e di mercurio all’interno delle cellule che rappresentano la prima linea dei nostri sistemi di difesa - macrofagi, cellule dendritiche - di volta in volta paralizzandole o iper-attivandole (rendendole cioè incapaci di svolgere correttamente il proprio compito o inducendole a infiammare in modo cronico e progressivo i nostri organi e tessuti più preziosi) e all’interno dei nostri neuroni e delle cellule che formano la struttura portante del nostro cervello, che irreversibilmente danneggiate o cronicamente attivate finiscono per produrre ed accumulare al loro interno proteine alterate nella loro sequenza-base o nella loro forma tridimensionale…
Un dato epidemiologico estremamente allarmante di questi ultimi anni, è quello concernente il notevole aumento delle patologie neuro-degenerative croniche che funestano le nostre società. E’ sufficiente ricordare che negli Usa le morti per morbo di Alzheimer sono aumentate negli ultimi 20 anni del 1200%, ed è evidente che soltanto una trasformazione ambientale può aver determinato una simile deriva epidemiologica L’ipotesi patogenetica oggi più accreditata riconosce all’origine di questa e di altre malattie neurodegenerative, proprio un accumulo, nel citoplasma cellulare, di proteine alterate.
E’ noto quanto sia difficile dimostrare con assoluta certezza - sulla base delle modalità di studio e di valutazione usuali (essenzialmente epidemiologiche), che hanno come inevitabile parametro di riferimento popolazioni sottoposte a tassi di inquinamento similari e difficilmente valutabili - il nesso causa-effetto tra un possibile fattore patogenetico (in questo caso l’inalazione delle sostanze prodotte dalla combustione di materiale vario, plastica e metalli in primis) e l’aumento di una patologia cronico-degenerativa legata a meccanismi immuno-patogenetici e/o genotossici relativamente lenti (siamo nell’ordine di anni o decenni).
Ma alcuni ricercatori hanno recentemente sottolineato come esistano dati terribili, provenienti da un campo di “sperimentazione” ancora più drammatico ed eccezionale - quello delle guerre high-tech, ideate ed attuate negli ultimi 15 anni dagli USA e dai loro alleati - che possono aiutarci a chiarire il problema.
In queste guerre infatti intere popolazioni inermi hanno subito le conseguenze dei bombardamenti condotti con armi nuove e sofisticate, che solo tra alcuni decenni riveleranno tutti i loro effetti devastanti. Va da sé che pochi si sarebbero curati di questo lontano dramma, se migliaia di soldati occidentali non avessero manifestato, al ritorno dalle guerre nel Golfo e nei Balcani, sintomi e quadri patologici gravissimi, riconducibili all’esposizione alle sostanze chimiche e radioattive utilizzate e liberate nel corso dei bombardamenti.
L’interesse per questi lontani eventi, da parte di alcuni ricercatori che indagano sull’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, è dovuto al fatto che le molecole tossiche che si sono accumulate nei polmoni e nei cervelli, nel sangue e nello sperma dei soldati; che li hanno fatti ammalare di linfomi, leucemie, mielomi, epatocarcinomi e sarcomi; che hanno perfino causato l’insorgenza di carcinomi uterini nelle loro mogli e compagne e di malformazioni nei bambini da loro procreati negli anni successivi, sono praticamente le stesse prodotte dagli inceneritori. Il che non deve stupire, perché in entrambi i casi è proprio l’alta temperatura raggiunta nei processi di combustione a determinare: da un lato la liberazione di miliardi di atomi di cromo, nichel, mercurio, cadmio e di molecole di diossine, furani, idrocarburi policiclici; dall’altro la frammentazione della materia in nanoparticelle rotondeggianti, che inalate fungono da perfette navette per le sostanze killer. E in entrambi i casi le particelle col loro carico mortale penetrano nelle cellule del sangue, infiammano organi e tessuti, sregolano gli stessi apparati di controllo sistemico e in primis il sistema neuro-endocrino: anche perché alcune di queste sostanze, come le diossine (di cui gli inceneritori sono oggi la fonte principale), agiscono da endocrine disruptors, con meccanismi veramente diabolici, che permettono loro di ingannare i recettori delle cellule bersaglio o di mimare (agendo direttamente o indirettamente sul DNA o sui meccanismi di trascrizione ed espressione genica) l’azione delle molecole che innescano o modulano la produzione di ormoni, citochine, chemochine.
Ma queste non sono le uniche controindicazioni alla costruzione ed all’uso degli inceneritori che sarebbe importante conoscere e divulgare. Alle motivazioni di ordine ambientale e sanitario, si possono infatti affiancare numerose motivazioni di ordine economico e sociale.
A cominciare dal semplice calcolo dei costi di produzione: visto che, cifre ufficiali alla mano, il costo di un MWh di energia in un impianto idroelettrico è valutabile intorno ai 65 euro; in un impianto eolico intorno ai 60; in un impianto a biomasse intorno a 120, mentre produrre un MWh in impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani con “recupero energetico” costa la bella cifra di 228 euro (senza mettere nel conto il costo di smaltimento delle ceneri e i danni incalcolabili alla salute umana)! Questo significa che ben lungi dal consentire un recupero energetico, gli inceneritori sono una fonte di immenso spreco energetico ed economico (concetto che può anche essere sintetizzato dicendo che l'energia necessaria a produrre i materiali che vengono inceneriti è circa 4 volte maggiore di quella che si può ottenere bruciandoli).
D’altro canto dovrebbe essere ormai noto a tutti che esistono strategie semplici e collaudate che permettono di organizzare una corretta filiera di trattamento dei materiali post consumo (in effetti il termine “rifiuti” dovrebbe essere utilizzato solo per gli scarti e via, via abolito), fondata sulla riduzione e razionalizzazione della produzione, sul recupero, riciclaggio e riuso di vetro, carta, legname e metalli; sul corretto trattamento dell’organico; sul processamento a freddo dell’eventuale residuo.. e che non mancano le norme comunitarie
e nazionali, che almeno sulla carta, incentivano questo vero e proprio circuito virtuoso.
Dovrebbe insomma essere ormai chiaro a tutti coloro - imprenditori, economisti, politici, chimici, ingegneri, medici – che si interessano a vario titolo al problema del trattamento dei rifiuti, che non ha alcun senso bruciare tonnellate di materiali preziosi e in larga misura riutilizzabili; che una simile prassi ha costi enormi oltre a essere dannosa per l’ambiente in cui viviamo e per la nostra salute.
Eppure è un dato di fatto che in Italia, da alcuni anni, assistiamo ad una vera e propria corsa alla costruzione di nuovi impianti. Un mistero che, in effetti, non è poi così difficile svelare.
Basta infatti ricordare che in Italia è attualmente in vigore una Legge, unica in Europa e in palese contrasto con le direttive europee, che consente allo Stato di sovvenzionare fortemente la produzione di energia attraverso l’incenerimento dei rifiuti, che essendo (come visto) alquanto costosa, se non fosse incentivata con danaro pubblico, non avrebbe mercato. E’ appunto grazie a questa Legge che i gestori di inceneritori e i gruppi industriali come Moratti, Garrone, Falck che li costruiscono, possono fare grandi profitti, scaricando gli enormi costi di impianti assolutamente antieconomici, sulla collettività.
Il trucco è semplice e scellerato: in pratica gli ingenti fondi che dovrebbero esser destinati per Legge alle energie rinnovabili (pagati direttamente dai contribuenti nella bolletta Enel) vengono letteralmente stornati nelle tasche dei gestori, che ricevono circa 40 euro per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti, più altri sussidi: cifre che moltiplicate per milioni di tonnellate (nella sola Sicilia è prevista la costruzione di 4 eco-mostri, che dovrebbero incenerire circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti/anno!) raggiungerebbero dimensioni piuttosto ragguardevoli. Difficile negare che si tratta di una legge immorale (ci troviamo di fronte a un vero e proprio furto legalizzato ai danni dei cittadini e a favore di chi li sfrutta ed inquina), oltre che antiecologica (un vero e proprio incentivo allo spreco energetico). Come difficile sarebbe negare che le complicità in questo settore sono veramente molte e varie: si pensi al ruolo dei media, in gran parte schierati da anni dalla parte delle lobbies inceneritoriste, e impegnati a convincere gli italiani che gli inceneritori (pardon i termovalorizzatori) sono macchine magiche, capaci di far sparire per incanto i rifiuti, risolvendo l’emergenza e il problema delle discariche; di produrre “energie rinnovabili”; di creare nuovi posti di lavoro; di “ripulire” l’aria che respiriamo e di “ridurre” le emissioni climatizzanti, secondo i sacri dettami del Protocollo di Kyoto !
Tutte affermazioni rigorosamente false e tendenziose, che pochi cercano di smentire.
Eppure non è difficile capire che bruciare i rifiuti significa semplicemente trasformare materiali preziosi in gas e sostanze infinitamente più tossiche e pervasive; che gli inceneritori non risolvono il problema delle discariche, anzi le trasformano in depositi di rifiuti speciali e infinitamente più pericolosi; che gli inceneritori non possono che disincentivare la raccolta differenziata e il recupero della carta, del legname e della plastica.. per il semplice fatto che senza queste sostanze, l’inceneritore non potrebbe neppure funzionare; che per ogni tonnellata di “rifiuti” inceneriti (anziché riciclati, compostati o riutilizzati) si emettono in atmosfera 450 chili di gas serra; che una corretta filiera di riciclaggio, recupero, riuso e compostaggio permetterebbe la creazione di decine di cooperative di giovani impegnati in un servizio al tempo stesso utile sul piano ecologico e sanitario, redditizio sul piano economico e persino educativo per se stessi e per l’intera comunità…
Stando così le cose appaiono più chiari i motivi che ci hanno spinto a proporre gli inceneritori a simbolo negativo di una “civiltà” fondata sulla distruzione sistematica della Natura. Cioè su processi lineari, irreversibili, tanto per ciò che concerne le trasformazioni della materia, quanto nel campo degli esseri viventi: visto che le modifiche deliberate o involontarie del DNA rappresentano (anche sul piano simbolico/metafisico) un’interferenza indebita e potenzialmente definitiva sul programma-base che definisce le linee guida per lo sviluppo nello spazio-tempo di tutte le forme di vita (dalle singole cellule alle specie).
In questo senso gli inceneritori rappresentano davvero il tetro simbolo di un sistema: perché ciò che accomuna la gran parte delle nostre attuali modalità di sfruttamento delle risorse energetiche è appunto che si tratta di cicli aperti, cioè di non-cicli, che consumano energia e materia relativamente organizzata e liberano – al termine del processo – calore e sostanze tossiche che si disperdono nell’atmosfera, inquinandola in modo potenzialmente irreversibile. Tale discorso vale per tutti gli impianti e le macchine che consumano energia chimica (petrolio, carbone, gas) o nucleare e che presentano, sia pur con diversa gradazione (minima per il gas naturale, massima per il nucleare) gli stessi problemi: quello termico; quello, strettamente connesso, dell’enorme consumo idrico; quello della produzione di scorie pericolose; quello dell’imminente esaurimento degli stessi combustibili.
E in questo contesto dovrebbe apparire più comprensibile anche il titolo “teologico” che abbiamo scelto di dare al nostro pezzo e che riecheggia una celebre frase di Paul Connett, un noto professore di biochimica americano, che da anni gira il mondo nelle vesti di profeta di una società zero-waste.
Affermare che il diavolo e l’uomo da lui asservito o irretito bruciano, allontanandosi dal modello naturale e/o divino significa infatti asserire in modo semplice e chiaro
- che ogni forma di combustione, attuata su scala planetaria, si rivela rapidamente insostenibile e biocida e che, in particolare, la pratica di trasformare enormi quantità di materiali preziosi (metalli, carta, legname, vetro) in rifiuti, per poi dis-integrarli per combustione è prassi antieconomica e insostenibile sul piano del consumo di risorse; del dissesto climatico; dell’inquinamento e dell’impatto ambientale e sanitario (produzione e inevitabile dispersione nell’ambiente, bioaccumulo e biomagnificazione attraverso la catena alimentare di diossine, furani, policlorobifenili, metalli pesanti..)
- che diviene di giorno in giorno più urgente e necessaria una ri-conversione del sistema produttivo e commerciale globale, che non può che derivare da una ancora più radicale conversione culturale/spirituale:
perché in assenza di una profonda ed autocritica presa di coscienza collettiva, è veramente difficile immaginare che l’umanità decida di tornare nel giro di alcuni anni/decenni ad un modello/sistema fondato su un utilizzo responsabile e parsimonioso (il risparmio energetico rappresenta la vera chiave di volta di questa che potremmo veramente definire Rivoluzione Verde) dell’energia che ricaviamo dalla materia (che deve essere rinnovabile ed a ciclo eminentemente chiuso) e da quella fonte praticamente inesauribile e “pulita” che è il sole.
Ernesto Burgio, sulla rivista Ecologist
Il diavolo brucia. Dio crea, ricicla, trasforma: infinitamente
Dovrebbe essere ormai evidente a tutti che l’attuale fase della storia umana, quella coincidente con l’era dello sviluppo industriale e con l’utilizzo sempre più massiccio e irrazionale dei combustibili fossili (prima carbone, poi petrolio e gas), volge rapidamente e inesorabilmente al termine per due ragioni, strettamente interconnesse:
- l’imminente/immanente esaurimento delle risorse energetiche fossili, che l’uomo ha letteralmente dilapidato nel corso di questi due secoli
- gli effetti potenzialmente irreversibili che i processi di combustione, sempre più diffusi su tutto il pianeta, rischiano di avere sulla composizione dell’atmosfera, sul clima, sui cicli delle acque e del carbonio e sugli equilibri dei singoli ecosistemi e dell’intera biosfera.
Fra tutti gli impianti e sistemi eco-distruttivi inventati dall’uomo, gli “inceneritori di rifiuti” rappresentano il simbolo forse più perfetto (in senso negativo) di una “civiltà” dominata dalla Pulsione di Morte e di una specie vivente che, pur di estendere il proprio dominio, rischia di trasformare l’intero pianeta in una gigantesca camera a gas, in un immane forno crematorio.
E’ infatti difficile negare che gli inceneritori (il termine “termovalorizzatore” essendo frutto di un escamotage ipocrita e illegittimo, volto a convincere i cittadini circa un’inesistente resa energetica di questi impianti) sono essenzialmente grandi acceleratori entropici, che trasformano ogni giorno in cenere e gas:
- milioni di tonnellate di carta, cartone e legname che potrebbero essere utilizzate ancora a lungo e che sono il dono prezioso di boschi e foreste, cioè di quel polmone verde del pianeta, substrato e fucina della vita (biodiversità), che l’uomo sta distruggendo a ritmo frenetico e insostenibile;
- milioni di tonnellate di plastica e derivati, cioè di petrolio (si ricordi che un kg di PET equivale a due litri di petrolio): materiale organico che, formatosi attraverso milioni di anni di lento accumulo all’interno della crosta terrestre, siamo riusciti a consumare in pochi decenni;
- migliaia di tonnellate di metalli preziosi – alluminio, cromo, ferro, piombo, nichel – che potrebbero servire a costruire biciclette, navi, treni, ponti ed utensili vari.
Ma gli inceneritori non sono soltanto all’origine di un immenso, insensato spreco di materiali preziosi: sono anche tra gli impianti industriali più inutili, nocivi e rapidamente distruttivi nei confronti dei delicati meccanismi che regolano il clima e gli ecosistemi. E l’effetto forse più temibile e meno noto di questi eco-mostri concerne proprio il loro possibile impatto distruttivo sugli organismi e sull’intera biosfera: in quello che potremmo definire un immenso esperimento di bio-trasformazione a cielo aperto.
Perché i milioni di metri cubi di gas e ceneri volanti, che escono da quei camini e contaminano il mondo vegetale e i milioni di tonnellate di ceneri di fondo, che si depositano alla base delle caldaie e devono essere “smaltiti” in immense discariche di rifiuti speciali e che inevitabilmente finiscono con il percolare nelle falde idriche, avvelenando la catena alimentare e l’intera biosfera, sono un vero e proprio concentrato di alcune tra le sostanze più tossiche che l’uomo sia mai riuscito a produrre: diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici e metalli pesanti, che - trasportati dalle particelle microscopiche prodotte dalla combustione – attraversano gli epiteli di rivestimento dei nostri apparati respiratorio e digerente, passano nel sangue e nella linfa, attraversano le barriere alveolare ed emato-cerebrale e penetrano attraverso le sofisticate membrane che proteggono le nostre cellule. In questo modo per anni, per decenni le nanoparticelle veicolano gli atomi di cromo, di piombo e di mercurio all’interno delle cellule che rappresentano la prima linea dei nostri sistemi di difesa - macrofagi, cellule dendritiche - di volta in volta paralizzandole o iper-attivandole (rendendole cioè incapaci di svolgere correttamente il proprio compito o inducendole a infiammare in modo cronico e progressivo i nostri organi e tessuti più preziosi) e all’interno dei nostri neuroni e delle cellule che formano la struttura portante del nostro cervello, che irreversibilmente danneggiate o cronicamente attivate finiscono per produrre ed accumulare al loro interno proteine alterate nella loro sequenza-base o nella loro forma tridimensionale…
Un dato epidemiologico estremamente allarmante di questi ultimi anni, è quello concernente il notevole aumento delle patologie neuro-degenerative croniche che funestano le nostre società. E’ sufficiente ricordare che negli Usa le morti per morbo di Alzheimer sono aumentate negli ultimi 20 anni del 1200%, ed è evidente che soltanto una trasformazione ambientale può aver determinato una simile deriva epidemiologica L’ipotesi patogenetica oggi più accreditata riconosce all’origine di questa e di altre malattie neurodegenerative, proprio un accumulo, nel citoplasma cellulare, di proteine alterate.
E’ noto quanto sia difficile dimostrare con assoluta certezza - sulla base delle modalità di studio e di valutazione usuali (essenzialmente epidemiologiche), che hanno come inevitabile parametro di riferimento popolazioni sottoposte a tassi di inquinamento similari e difficilmente valutabili - il nesso causa-effetto tra un possibile fattore patogenetico (in questo caso l’inalazione delle sostanze prodotte dalla combustione di materiale vario, plastica e metalli in primis) e l’aumento di una patologia cronico-degenerativa legata a meccanismi immuno-patogenetici e/o genotossici relativamente lenti (siamo nell’ordine di anni o decenni).
Ma alcuni ricercatori hanno recentemente sottolineato come esistano dati terribili, provenienti da un campo di “sperimentazione” ancora più drammatico ed eccezionale - quello delle guerre high-tech, ideate ed attuate negli ultimi 15 anni dagli USA e dai loro alleati - che possono aiutarci a chiarire il problema.
In queste guerre infatti intere popolazioni inermi hanno subito le conseguenze dei bombardamenti condotti con armi nuove e sofisticate, che solo tra alcuni decenni riveleranno tutti i loro effetti devastanti. Va da sé che pochi si sarebbero curati di questo lontano dramma, se migliaia di soldati occidentali non avessero manifestato, al ritorno dalle guerre nel Golfo e nei Balcani, sintomi e quadri patologici gravissimi, riconducibili all’esposizione alle sostanze chimiche e radioattive utilizzate e liberate nel corso dei bombardamenti.
L’interesse per questi lontani eventi, da parte di alcuni ricercatori che indagano sull’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, è dovuto al fatto che le molecole tossiche che si sono accumulate nei polmoni e nei cervelli, nel sangue e nello sperma dei soldati; che li hanno fatti ammalare di linfomi, leucemie, mielomi, epatocarcinomi e sarcomi; che hanno perfino causato l’insorgenza di carcinomi uterini nelle loro mogli e compagne e di malformazioni nei bambini da loro procreati negli anni successivi, sono praticamente le stesse prodotte dagli inceneritori. Il che non deve stupire, perché in entrambi i casi è proprio l’alta temperatura raggiunta nei processi di combustione a determinare: da un lato la liberazione di miliardi di atomi di cromo, nichel, mercurio, cadmio e di molecole di diossine, furani, idrocarburi policiclici; dall’altro la frammentazione della materia in nanoparticelle rotondeggianti, che inalate fungono da perfette navette per le sostanze killer. E in entrambi i casi le particelle col loro carico mortale penetrano nelle cellule del sangue, infiammano organi e tessuti, sregolano gli stessi apparati di controllo sistemico e in primis il sistema neuro-endocrino: anche perché alcune di queste sostanze, come le diossine (di cui gli inceneritori sono oggi la fonte principale), agiscono da endocrine disruptors, con meccanismi veramente diabolici, che permettono loro di ingannare i recettori delle cellule bersaglio o di mimare (agendo direttamente o indirettamente sul DNA o sui meccanismi di trascrizione ed espressione genica) l’azione delle molecole che innescano o modulano la produzione di ormoni, citochine, chemochine.
Ma queste non sono le uniche controindicazioni alla costruzione ed all’uso degli inceneritori che sarebbe importante conoscere e divulgare. Alle motivazioni di ordine ambientale e sanitario, si possono infatti affiancare numerose motivazioni di ordine economico e sociale.
A cominciare dal semplice calcolo dei costi di produzione: visto che, cifre ufficiali alla mano, il costo di un MWh di energia in un impianto idroelettrico è valutabile intorno ai 65 euro; in un impianto eolico intorno ai 60; in un impianto a biomasse intorno a 120, mentre produrre un MWh in impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani con “recupero energetico” costa la bella cifra di 228 euro (senza mettere nel conto il costo di smaltimento delle ceneri e i danni incalcolabili alla salute umana)! Questo significa che ben lungi dal consentire un recupero energetico, gli inceneritori sono una fonte di immenso spreco energetico ed economico (concetto che può anche essere sintetizzato dicendo che l'energia necessaria a produrre i materiali che vengono inceneriti è circa 4 volte maggiore di quella che si può ottenere bruciandoli).
D’altro canto dovrebbe essere ormai noto a tutti che esistono strategie semplici e collaudate che permettono di organizzare una corretta filiera di trattamento dei materiali post consumo (in effetti il termine “rifiuti” dovrebbe essere utilizzato solo per gli scarti e via, via abolito), fondata sulla riduzione e razionalizzazione della produzione, sul recupero, riciclaggio e riuso di vetro, carta, legname e metalli; sul corretto trattamento dell’organico; sul processamento a freddo dell’eventuale residuo.. e che non mancano le norme comunitarie
e nazionali, che almeno sulla carta, incentivano questo vero e proprio circuito virtuoso.
Dovrebbe insomma essere ormai chiaro a tutti coloro - imprenditori, economisti, politici, chimici, ingegneri, medici – che si interessano a vario titolo al problema del trattamento dei rifiuti, che non ha alcun senso bruciare tonnellate di materiali preziosi e in larga misura riutilizzabili; che una simile prassi ha costi enormi oltre a essere dannosa per l’ambiente in cui viviamo e per la nostra salute.
Eppure è un dato di fatto che in Italia, da alcuni anni, assistiamo ad una vera e propria corsa alla costruzione di nuovi impianti. Un mistero che, in effetti, non è poi così difficile svelare.
Basta infatti ricordare che in Italia è attualmente in vigore una Legge, unica in Europa e in palese contrasto con le direttive europee, che consente allo Stato di sovvenzionare fortemente la produzione di energia attraverso l’incenerimento dei rifiuti, che essendo (come visto) alquanto costosa, se non fosse incentivata con danaro pubblico, non avrebbe mercato. E’ appunto grazie a questa Legge che i gestori di inceneritori e i gruppi industriali come Moratti, Garrone, Falck che li costruiscono, possono fare grandi profitti, scaricando gli enormi costi di impianti assolutamente antieconomici, sulla collettività.
Il trucco è semplice e scellerato: in pratica gli ingenti fondi che dovrebbero esser destinati per Legge alle energie rinnovabili (pagati direttamente dai contribuenti nella bolletta Enel) vengono letteralmente stornati nelle tasche dei gestori, che ricevono circa 40 euro per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti, più altri sussidi: cifre che moltiplicate per milioni di tonnellate (nella sola Sicilia è prevista la costruzione di 4 eco-mostri, che dovrebbero incenerire circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti/anno!) raggiungerebbero dimensioni piuttosto ragguardevoli. Difficile negare che si tratta di una legge immorale (ci troviamo di fronte a un vero e proprio furto legalizzato ai danni dei cittadini e a favore di chi li sfrutta ed inquina), oltre che antiecologica (un vero e proprio incentivo allo spreco energetico). Come difficile sarebbe negare che le complicità in questo settore sono veramente molte e varie: si pensi al ruolo dei media, in gran parte schierati da anni dalla parte delle lobbies inceneritoriste, e impegnati a convincere gli italiani che gli inceneritori (pardon i termovalorizzatori) sono macchine magiche, capaci di far sparire per incanto i rifiuti, risolvendo l’emergenza e il problema delle discariche; di produrre “energie rinnovabili”; di creare nuovi posti di lavoro; di “ripulire” l’aria che respiriamo e di “ridurre” le emissioni climatizzanti, secondo i sacri dettami del Protocollo di Kyoto !
Tutte affermazioni rigorosamente false e tendenziose, che pochi cercano di smentire.
Eppure non è difficile capire che bruciare i rifiuti significa semplicemente trasformare materiali preziosi in gas e sostanze infinitamente più tossiche e pervasive; che gli inceneritori non risolvono il problema delle discariche, anzi le trasformano in depositi di rifiuti speciali e infinitamente più pericolosi; che gli inceneritori non possono che disincentivare la raccolta differenziata e il recupero della carta, del legname e della plastica.. per il semplice fatto che senza queste sostanze, l’inceneritore non potrebbe neppure funzionare; che per ogni tonnellata di “rifiuti” inceneriti (anziché riciclati, compostati o riutilizzati) si emettono in atmosfera 450 chili di gas serra; che una corretta filiera di riciclaggio, recupero, riuso e compostaggio permetterebbe la creazione di decine di cooperative di giovani impegnati in un servizio al tempo stesso utile sul piano ecologico e sanitario, redditizio sul piano economico e persino educativo per se stessi e per l’intera comunità…
Stando così le cose appaiono più chiari i motivi che ci hanno spinto a proporre gli inceneritori a simbolo negativo di una “civiltà” fondata sulla distruzione sistematica della Natura. Cioè su processi lineari, irreversibili, tanto per ciò che concerne le trasformazioni della materia, quanto nel campo degli esseri viventi: visto che le modifiche deliberate o involontarie del DNA rappresentano (anche sul piano simbolico/metafisico) un’interferenza indebita e potenzialmente definitiva sul programma-base che definisce le linee guida per lo sviluppo nello spazio-tempo di tutte le forme di vita (dalle singole cellule alle specie).
In questo senso gli inceneritori rappresentano davvero il tetro simbolo di un sistema: perché ciò che accomuna la gran parte delle nostre attuali modalità di sfruttamento delle risorse energetiche è appunto che si tratta di cicli aperti, cioè di non-cicli, che consumano energia e materia relativamente organizzata e liberano – al termine del processo – calore e sostanze tossiche che si disperdono nell’atmosfera, inquinandola in modo potenzialmente irreversibile. Tale discorso vale per tutti gli impianti e le macchine che consumano energia chimica (petrolio, carbone, gas) o nucleare e che presentano, sia pur con diversa gradazione (minima per il gas naturale, massima per il nucleare) gli stessi problemi: quello termico; quello, strettamente connesso, dell’enorme consumo idrico; quello della produzione di scorie pericolose; quello dell’imminente esaurimento degli stessi combustibili.
E in questo contesto dovrebbe apparire più comprensibile anche il titolo “teologico” che abbiamo scelto di dare al nostro pezzo e che riecheggia una celebre frase di Paul Connett, un noto professore di biochimica americano, che da anni gira il mondo nelle vesti di profeta di una società zero-waste.
Affermare che il diavolo e l’uomo da lui asservito o irretito bruciano, allontanandosi dal modello naturale e/o divino significa infatti asserire in modo semplice e chiaro
- che ogni forma di combustione, attuata su scala planetaria, si rivela rapidamente insostenibile e biocida e che, in particolare, la pratica di trasformare enormi quantità di materiali preziosi (metalli, carta, legname, vetro) in rifiuti, per poi dis-integrarli per combustione è prassi antieconomica e insostenibile sul piano del consumo di risorse; del dissesto climatico; dell’inquinamento e dell’impatto ambientale e sanitario (produzione e inevitabile dispersione nell’ambiente, bioaccumulo e biomagnificazione attraverso la catena alimentare di diossine, furani, policlorobifenili, metalli pesanti..)
- che diviene di giorno in giorno più urgente e necessaria una ri-conversione del sistema produttivo e commerciale globale, che non può che derivare da una ancora più radicale conversione culturale/spirituale:
perché in assenza di una profonda ed autocritica presa di coscienza collettiva, è veramente difficile immaginare che l’umanità decida di tornare nel giro di alcuni anni/decenni ad un modello/sistema fondato su un utilizzo responsabile e parsimonioso (il risparmio energetico rappresenta la vera chiave di volta di questa che potremmo veramente definire Rivoluzione Verde) dell’energia che ricaviamo dalla materia (che deve essere rinnovabile ed a ciclo eminentemente chiuso) e da quella fonte praticamente inesauribile e “pulita” che è il sole.
Ernesto Burgio, sulla rivista Ecologist
lunedì 14 luglio 2008
LE PRATOLINE MALFORMATE
A Torino esiste un grave problema di inquinamento da cromo esavalente,(ricordate Erin Brockovich?)che viene sversato a cielo aperto nella Dora. Il cromo esavalente è altamente cancerogeno e mutageno. In questo video un esempio di pratoline malformate.
http://www.youtube.com/watch?v=LHn40Z1ezDA
http://it.youtube.com/watch?v=-RGlxCSDS6c
http://www.youtube.com/watch?v=LHn40Z1ezDA
http://it.youtube.com/watch?v=-RGlxCSDS6c
ALTERNATIVE
Esistono dei SISTEMI DI TRATTAMENTO A FREDDO che permettono di RICICLARE oltre il 95% dei rifiuti, separando la carta, la plastica, i metalli, la materia organica, e trasformando la rimanente frazione inerte non riciclabile in SABBIA SINTETICA utilizzata come alleggeritore per calcestruzzi nell'edilizia, come materiale di costruzione in parziale sostituzione del laterizio, oppure per la fabbricazione di oggetti di pubblica utilità come panchine, giochi per parchi pubblici, pallets etc.
www.centroriciclo.com
Degno di particolare menzione è il fatto che, mentre UN INCENERITORE DA' LAVORO A POCHISSIME DECINE DI PERSONE, un ciclo dei rifiuti integrato fra RACCOLTA DIFFERENZIATA, TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO e RICICLAGGIO è in grado di dare lavoro a CENTINAIA DI PERSONE, DISTRIBUENDO LA RICCHEZZA FRA GLI STRATI PIU' BASSI DELLA SOCIETA'
....
www.centroriciclo.com
Degno di particolare menzione è il fatto che, mentre UN INCENERITORE DA' LAVORO A POCHISSIME DECINE DI PERSONE, un ciclo dei rifiuti integrato fra RACCOLTA DIFFERENZIATA, TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO e RICICLAGGIO è in grado di dare lavoro a CENTINAIA DI PERSONE, DISTRIBUENDO LA RICCHEZZA FRA GLI STRATI PIU' BASSI DELLA SOCIETA'
....
domenica 6 luglio 2008
COSA ENTRA E COSA ESCE DAGLI INCENERITORI
Gli inceneritori bruciano ad alta temperatura perchè oltre gli 800° si forma poca (ma non nulla) diossina. La diossina è una sostanza estremamente stabile che, a causa del suo peso, dal camino di qualsiasi impianto esca, cade abbastanza velocemente a terra, quindi sull'erba, sulla verdura, sulla frutta. Noi perciò ce la mangiamo nutrendoci sia degli animali che hanno mangiato l'erba sia dei vegetali, ritrovandocela nei grassi, nel fegato, nel sangue, oltretutto concentrata, poiché il nostro organismo la elimina in tempi valutabili in diversi anni e quindi, se la fonte di diossina è costante nel tempo, questa si accumula nell'organismo. La diossina provoca alcune forme di cancro e malformazioni fetali.
Comunque, bruciando ad alta temperatura, via la diossina (o quasi) e allora via agli inceneritori! Purtroppo però gli inceneritori moderni producono comunque un bel po' di diossina; primo per la grande presenza di cloro nei rifiuti, secondo perchè la temperatura all'interno degli inceneritori è tutt'altro che omogenea e dunque esistono le condizioni idonee per la creazione del composto.
Oltre la diossina l'inceneritore genera pure una quantità di sostanze organiche di cui siamo soltanto in parte a conoscenza e queste sostanze, contenute nelle migliaia di materiali gettate negli inceneritori, quali sono? Che effetti hanno sulla salute e sull'ambiente? Non lo sappiamo.
Oltre a questo tipo di inquinamento l'inceneritore libera come ogni altro tipo di combustione gas organici e non e tra questi anidride carbonica (CO2)vari ossidi di azoto (NOx)vari ossidi di zolfo (SOx) e acido solfidrico (H2S).
Poichè questo è ben conosciuto, per evitare di mettere questi prodotti nocivi in atmosfera, si aggiungono al materiale da incenerire sostanze come ammoniaca, calce, bicarbonato e vi si aggiunge pure parecchia acqua. Praticamente si raddoppia la massa.
Ma un altro inuinante esce dal camino dell'inceneritore: le polveri organiche e inorganiche. Anche senza avere un grado di precisione accettabile sulla composizione delle polveri, il fatto è ben conosciuto e per questo motivo ecco l'introduzione dei filtri che dovrebbero acchiappare questi materiali.
Ora bisogna sapere che per una frazione le polveri da combustione si formano immediatamente dopo che il materiale è stato bruciato e per questo sono arrestabili con una certa facilità da filtri opportunamente congegnati. Queste polveri sono chiamate "primarie" o "filtrabili" proprio perchè dei filtri opportunamente congegnati possono catturarle.
Una seconda frazione di polveri è quella "primaria condensabile" dove il secondo aggettivo significa che la formazione avviene per condensazione del materiale vaporizzato e questo processo si verifica ben al di là del camino. Dunque fuori dalla portata di qualsiasi filtro.
Infine ci sono le "polveri secondarie" quelle che si generano dalla condensazione dei gas che escono dalla combustione con quanto trovano in atmosfera: gas come l'ozono, il vapor d'acqua e una grande quantità di radicali liberi, cioè questi ultimi, semplificando un po', porzioni di molecole dotate di enorme reattività chimica. Il processo è facilitato dalla luce solare che agisce come catalizzatore. Le polveri secondarie nascono in quantità enorme ben lontano dal camino e diventano veicolo per altre polveri che si trovano in atmosfera.
Dunque è evidente che un filtro posto lungo il camino potrà catturare solo le polveri primarie filtrabili e nulla più. Ma a questo punto sorge una domanda. Che ne farò di quello che sono riuscito a catturare? E che ne faro del filtro stesso una volta che questo avrà finito la sua capacità di lavoro? Questa roba, ahimé, finirà prima o poi nell'ambiente.
Eppure se si va a leggere nella pubblicità degli inceneritori si vedrà che questi riportano una capacità di cattura quasi assoluta nei riguardi delle polveri, senza però specificare di quali polveri si tratti e senza mai chiudere il cerchio: il solito giochetto per far vedere ciò che fa comodo, che sarà pure ingenuo, ma che, nella maggior parte dei casi funziona!
In più c'è il problema delle ceneri che, senza che ci sia gran che da fare, residuano ad ogni combustione.
Queste ceneri si dividono in pesanti e sono la grande maggioranza e leggere o volanti.
Le prime ricadono immediatamente e si possono raccogliere, le seconde invece sono finissime e galleggiano in aria volando anche a grande distanza dall'origine. E' impossibile stabilire a priori la composizione di queste polveri, poiché dipende da cosa si è bruciato. Contengono comunque, se non tutta la tavola degli elementi, un discreto campionario. Queste ceneri vengono definite dalla legge "inerti" come se il nostro organismo non s'incrociasse con loro.
Questa roba viene messa in discarica (e allora è falso che con gli inceneritori le discariche scompaiono) ma è vero pure che la legge consente che le ceneri di rifiuto siano aggiunte a laterizi e cemento. Questo appare per lo meno se non illegale certamente illegittimo, se compro del cemento e non c'è scritto con chiarezza che sto comprando anche ceneri che sono rifiuti dei rifiuti sono stato imbrogliato. Se poi sono allergico a qualche elemento presente nelle ceneri ecco che viene minata anche la mia salute, Si stanno verificando casi di bambini allergici alle proprie case.
Adesso consideriamo un po' la massa che si incenerisce e ciò che esce dal processo. Consideriamo una tonnellata di rifiuti (ma un inceneritore normale tratta diverse centinaia di migliaia di tonnellate l'anno). Dobbiamo considerare anche le aggiunte di cui abbiamo parlato (acqua, calce bicarbonato, ammoniaca)e queste aggiunte portano la tonnellata iniziale a due. Da questa tonnellata iniziale escono:
-una tonnellata di fumi
-650 kg. d'acqua da depurare
-300 kg. di ceneri pesanti
-30 kg. di ceneri volanti
-25 kg. di gesso
Basta fare una semplice addizione per vedere che da una tonnellata di rifiuti escono due tonnellate e questo trascurando le polveri secondarie che si formano per condensazione e che possono superare da sole quella massa. E questo ce lo garantisce la legge di conservazione della massa di cui parlerò nel prossimo blog.
Da aggiungere a questo fatto il problema della trasformazione chimica. Nella grande maggioranza dei casi ciò che esce da una combustione ha una tossicità assai maggiore di ciò che è entrato e le polveri che si producono sono ben più aggressive di quanto non lo fosse l'oggetto iniziale, se mai quest'oggetto iniziale lo fosse stato. L'oggetto iniziale viene sminuzzato in una quantità immensa di particelle tanto più piccole quanto più alta è la temperatura di combustione. Dunque dall'oggetto innocuo e grossolano iniziale siamo passati a un coacervo di gas e polveri ETERNE (e per eterne si intende fino alla fine della vita del nostro pianeta) sulla cui aggressività pare non possano esistere dubbi.
A questo punto è chiaro che qualsiasi alternativa è preferibile a raddoppiare la massa e a trasformare materiale in materiale di gran lunga più aggressivo, anche se invisibile, per la salute e per l'ambiente.
QUAL'E' ALLORA IL MOTIVO DI ESISTERE DI IMPIANTI COSI' SMACCATAMENTE CONTRARI ALLA SCIENZa?
Liberamente tratto da "Il Girone delle Polveri Sottili" di Stefano Montanari - MacroEdizioni
Comunque, bruciando ad alta temperatura, via la diossina (o quasi) e allora via agli inceneritori! Purtroppo però gli inceneritori moderni producono comunque un bel po' di diossina; primo per la grande presenza di cloro nei rifiuti, secondo perchè la temperatura all'interno degli inceneritori è tutt'altro che omogenea e dunque esistono le condizioni idonee per la creazione del composto.
Oltre la diossina l'inceneritore genera pure una quantità di sostanze organiche di cui siamo soltanto in parte a conoscenza e queste sostanze, contenute nelle migliaia di materiali gettate negli inceneritori, quali sono? Che effetti hanno sulla salute e sull'ambiente? Non lo sappiamo.
Oltre a questo tipo di inquinamento l'inceneritore libera come ogni altro tipo di combustione gas organici e non e tra questi anidride carbonica (CO2)vari ossidi di azoto (NOx)vari ossidi di zolfo (SOx) e acido solfidrico (H2S).
Poichè questo è ben conosciuto, per evitare di mettere questi prodotti nocivi in atmosfera, si aggiungono al materiale da incenerire sostanze come ammoniaca, calce, bicarbonato e vi si aggiunge pure parecchia acqua. Praticamente si raddoppia la massa.
Ma un altro inuinante esce dal camino dell'inceneritore: le polveri organiche e inorganiche. Anche senza avere un grado di precisione accettabile sulla composizione delle polveri, il fatto è ben conosciuto e per questo motivo ecco l'introduzione dei filtri che dovrebbero acchiappare questi materiali.
Ora bisogna sapere che per una frazione le polveri da combustione si formano immediatamente dopo che il materiale è stato bruciato e per questo sono arrestabili con una certa facilità da filtri opportunamente congegnati. Queste polveri sono chiamate "primarie" o "filtrabili" proprio perchè dei filtri opportunamente congegnati possono catturarle.
Una seconda frazione di polveri è quella "primaria condensabile" dove il secondo aggettivo significa che la formazione avviene per condensazione del materiale vaporizzato e questo processo si verifica ben al di là del camino. Dunque fuori dalla portata di qualsiasi filtro.
Infine ci sono le "polveri secondarie" quelle che si generano dalla condensazione dei gas che escono dalla combustione con quanto trovano in atmosfera: gas come l'ozono, il vapor d'acqua e una grande quantità di radicali liberi, cioè questi ultimi, semplificando un po', porzioni di molecole dotate di enorme reattività chimica. Il processo è facilitato dalla luce solare che agisce come catalizzatore. Le polveri secondarie nascono in quantità enorme ben lontano dal camino e diventano veicolo per altre polveri che si trovano in atmosfera.
Dunque è evidente che un filtro posto lungo il camino potrà catturare solo le polveri primarie filtrabili e nulla più. Ma a questo punto sorge una domanda. Che ne farò di quello che sono riuscito a catturare? E che ne faro del filtro stesso una volta che questo avrà finito la sua capacità di lavoro? Questa roba, ahimé, finirà prima o poi nell'ambiente.
Eppure se si va a leggere nella pubblicità degli inceneritori si vedrà che questi riportano una capacità di cattura quasi assoluta nei riguardi delle polveri, senza però specificare di quali polveri si tratti e senza mai chiudere il cerchio: il solito giochetto per far vedere ciò che fa comodo, che sarà pure ingenuo, ma che, nella maggior parte dei casi funziona!
In più c'è il problema delle ceneri che, senza che ci sia gran che da fare, residuano ad ogni combustione.
Queste ceneri si dividono in pesanti e sono la grande maggioranza e leggere o volanti.
Le prime ricadono immediatamente e si possono raccogliere, le seconde invece sono finissime e galleggiano in aria volando anche a grande distanza dall'origine. E' impossibile stabilire a priori la composizione di queste polveri, poiché dipende da cosa si è bruciato. Contengono comunque, se non tutta la tavola degli elementi, un discreto campionario. Queste ceneri vengono definite dalla legge "inerti" come se il nostro organismo non s'incrociasse con loro.
Questa roba viene messa in discarica (e allora è falso che con gli inceneritori le discariche scompaiono) ma è vero pure che la legge consente che le ceneri di rifiuto siano aggiunte a laterizi e cemento. Questo appare per lo meno se non illegale certamente illegittimo, se compro del cemento e non c'è scritto con chiarezza che sto comprando anche ceneri che sono rifiuti dei rifiuti sono stato imbrogliato. Se poi sono allergico a qualche elemento presente nelle ceneri ecco che viene minata anche la mia salute, Si stanno verificando casi di bambini allergici alle proprie case.
Adesso consideriamo un po' la massa che si incenerisce e ciò che esce dal processo. Consideriamo una tonnellata di rifiuti (ma un inceneritore normale tratta diverse centinaia di migliaia di tonnellate l'anno). Dobbiamo considerare anche le aggiunte di cui abbiamo parlato (acqua, calce bicarbonato, ammoniaca)e queste aggiunte portano la tonnellata iniziale a due. Da questa tonnellata iniziale escono:
-una tonnellata di fumi
-650 kg. d'acqua da depurare
-300 kg. di ceneri pesanti
-30 kg. di ceneri volanti
-25 kg. di gesso
Basta fare una semplice addizione per vedere che da una tonnellata di rifiuti escono due tonnellate e questo trascurando le polveri secondarie che si formano per condensazione e che possono superare da sole quella massa. E questo ce lo garantisce la legge di conservazione della massa di cui parlerò nel prossimo blog.
Da aggiungere a questo fatto il problema della trasformazione chimica. Nella grande maggioranza dei casi ciò che esce da una combustione ha una tossicità assai maggiore di ciò che è entrato e le polveri che si producono sono ben più aggressive di quanto non lo fosse l'oggetto iniziale, se mai quest'oggetto iniziale lo fosse stato. L'oggetto iniziale viene sminuzzato in una quantità immensa di particelle tanto più piccole quanto più alta è la temperatura di combustione. Dunque dall'oggetto innocuo e grossolano iniziale siamo passati a un coacervo di gas e polveri ETERNE (e per eterne si intende fino alla fine della vita del nostro pianeta) sulla cui aggressività pare non possano esistere dubbi.
A questo punto è chiaro che qualsiasi alternativa è preferibile a raddoppiare la massa e a trasformare materiale in materiale di gran lunga più aggressivo, anche se invisibile, per la salute e per l'ambiente.
QUAL'E' ALLORA IL MOTIVO DI ESISTERE DI IMPIANTI COSI' SMACCATAMENTE CONTRARI ALLA SCIENZa?
Liberamente tratto da "Il Girone delle Polveri Sottili" di Stefano Montanari - MacroEdizioni
venerdì 4 luglio 2008
COMUNICATO ANSA
Questo comunicato ANSA apparso in rete è sparito poco dopo. Visto che io l'ho salvato ve lo propongo. E' qualcosa su cui riflettere.
*L'INCENERITORE DI BRESCIA INQUINA? LO SI CEDE A NAPOLI* NAPOLI -
Sopralluoghi, incontri, ricognizioni. Il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi torna tra poche ore a Napoli per fare nuovamente il punto
sull'emergenza rifiuti. Arriva quando oltre 6mila famiglie, in città, hanno
dato il via alla raccolta differenziata e quando un ricercatore del Cnr
lancia un allarme sulla validità del termovalorizzatore. Il Cnr prende le
distanze dalle sue posizioni, ma lui intanto dice: "l'inceneritore, anche
quello di Brescia, inquina". E dire che il premier farà il punto sulla
situazione proprio ad Acerra, nel cantiere del termovalorizzatore che
dovrebbe rappresentare una svolta in questa lunga emergenza.
Una logica, quella dell'incenerimento, che viene bocciata senza
riserve da *Ennio
Italico Noviello, primo ricercatore dell'area ricerca del Cnr di Roma* dal
quale Sesto Viticoli, direttore del Dipartimento progettazione molecolare
Cnr, prende le distanze precisando che "*non rappresenta la posizione
dell'Ente*". "L'incenerimento trasforma i rifiuti da solidi in aeroformi, ma
restano tossici e nocivi - ha detto Noviello - E, infatti, in Giappone, uno
dei primi paesi a utilizzare questa tecnologia, stanno rapidamente facendo
marcia indietro". Poi, lancia ancora un altro allarme. Secondo Noviello
"Brescia avrebbe proposto di vendere l'intero impianto alla Campania". "L'ho
saputo proprio stamattina - ha spiegato Noviello in un incontro a Napoli -
La proposta era di cederlo per 25 milioni di euro, cioé meno di quanto serve
per completare quello di Acerra". Una proposta "giustificata dal fatto che
quell'impianto sta inquinando l'intera Lombardia. A Brescia non c'é un solo
allevamento di bovini che sia senza diossina".
Intanto parte dal quartiere dei Colli Aminei, la nuova campagna 'Porta a
porta' per la raccolta differenziata a Napoli che coinvolgerà 18.817
abitanti, 6.917 famiglie e 732 utenze non domestiche. Un primo passo che
entro il 2008, così come previsto dal piano per l'attivazione della raccolta
differenziata, mira a coinvolgere 100mila napoletani. Anche gli alpini
saranno impegnati per far fronte all'emergenza.
*L'INCENERITORE DI BRESCIA INQUINA? LO SI CEDE A NAPOLI* NAPOLI -
Sopralluoghi, incontri, ricognizioni. Il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi torna tra poche ore a Napoli per fare nuovamente il punto
sull'emergenza rifiuti. Arriva quando oltre 6mila famiglie, in città, hanno
dato il via alla raccolta differenziata e quando un ricercatore del Cnr
lancia un allarme sulla validità del termovalorizzatore. Il Cnr prende le
distanze dalle sue posizioni, ma lui intanto dice: "l'inceneritore, anche
quello di Brescia, inquina". E dire che il premier farà il punto sulla
situazione proprio ad Acerra, nel cantiere del termovalorizzatore che
dovrebbe rappresentare una svolta in questa lunga emergenza.
Una logica, quella dell'incenerimento, che viene bocciata senza
riserve da *Ennio
Italico Noviello, primo ricercatore dell'area ricerca del Cnr di Roma* dal
quale Sesto Viticoli, direttore del Dipartimento progettazione molecolare
Cnr, prende le distanze precisando che "*non rappresenta la posizione
dell'Ente*". "L'incenerimento trasforma i rifiuti da solidi in aeroformi, ma
restano tossici e nocivi - ha detto Noviello - E, infatti, in Giappone, uno
dei primi paesi a utilizzare questa tecnologia, stanno rapidamente facendo
marcia indietro". Poi, lancia ancora un altro allarme. Secondo Noviello
"Brescia avrebbe proposto di vendere l'intero impianto alla Campania". "L'ho
saputo proprio stamattina - ha spiegato Noviello in un incontro a Napoli -
La proposta era di cederlo per 25 milioni di euro, cioé meno di quanto serve
per completare quello di Acerra". Una proposta "giustificata dal fatto che
quell'impianto sta inquinando l'intera Lombardia. A Brescia non c'é un solo
allevamento di bovini che sia senza diossina".
Intanto parte dal quartiere dei Colli Aminei, la nuova campagna 'Porta a
porta' per la raccolta differenziata a Napoli che coinvolgerà 18.817
abitanti, 6.917 famiglie e 732 utenze non domestiche. Un primo passo che
entro il 2008, così come previsto dal piano per l'attivazione della raccolta
differenziata, mira a coinvolgere 100mila napoletani. Anche gli alpini
saranno impegnati per far fronte all'emergenza.
INCENERITORI E NANOPATOLOGIE
INTERVENTO DI STEFANO MONTANARI DIRETTORE SCIENTIFICO DEL LABORATORIO
NANODIAGNOSTICO DI MODENA“
Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico:le micro - e nanoparticelle,comunque prodotte una volta che sianoriuscite a penetrarenell’organismo innescano tuttauna serie di reazioni chepossono tramutarsiin malattie.Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazionipatologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto veroche malformazioni fetali, malattieinfiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare.A prova di questo, basta osservareciòche accade ai reduci, militario civili che siano, delle guerre del Golfoo dei Balcani o a chi
sia scampato al crollo delle Torri
Gemelle di New York e di quel
crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto
sopra a proposito di queste particelle
che sono inorganiche, non
biodegradabili e non biocompatibili.
E l’ultimo aggettivo è sinonimo
di patogenico.
Il fatto, poi, che siano anche non
biodegradabili, vale a dire che l’-
organismo non possieda meccanismi
per trasformarle in qualcosa
di eliminabile, rende l’innesco
per la malattia “eterno”, dove
l’aggettivo eterno va inteso secondo
la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno
dimensioni piccolissime, da
qualche centesimo di millimetro
fino a pochi milionesimi
di millimetro,
e più queste sono
piccole, più la
loro capacità di penetrare
intimamente
nei tessuti è spiccata;
tanto spiccata da
riuscire perfino, in
alcune circostanze e
al di sotto di dimensioni
inferiori al micron
(un millesimo
di m millimetro), a
penetrare nel nucleo
delle cellule senza
RIFIUTI - SALUTE
ledere la membrana che le avvolge.
Come questo accada sarà il tema
di un incipiente progetto di ricerca
europeo che vedrà coinvolto
come coordinatore il nostro
gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice
di queste polveri, e i vulcani
ne sono un esempio, è pure
vero che le polveri di origine naturale
costituiscono una frazione
minoritaria del totale che oggi si
trova sia in atmosfera (atmosfera
significa ciò che respiriamo) sia
depositato al suolo, ed è pure
vero che la loro granulometria
media è, tutto sommato,
relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di
particolato, soprattutto quello più
fine. Questo perché la tecnologia
moderna è riuscita ad ottenere a
buon mercato temperature molto
elevate a cui eseguire le più svariate
operazioni, e, in linea generale
e a parità di materiale bruciato,
più elevata è la temperatura
alla quale un processo di combustione
avviene, minore è la dimensione
delle particelle che ne
derivano.
A questo proposito, occorre
anche tenere conto del fatto che
ogni processo di combustione,
nessuno escluso, produce particolato,
sia esso primario o secondario.
Per particolato primario s’intende
quello che nasce direttamente nel
crogiolo, per secondario, invece,
quello che origina dalla reazione
tra i gas esalati dalla combustione
(tra gli altri, ossidi di azoto e di
zolfo) e la luce, il vapor d’acqua
e i composti principalmente organici
che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive
che l’inquinamento particolato
dell’aria sia valutato determinando
la concentrazione di
particelle che abbiano un diametro
aerodinamico medio di 10 micron
- le ormai famose PM10 - e
prescrive che la valutazione
avvenga per massa.
Nulla si dice ancora, invece, a
proposito delle polveri più sottili:
le PM2,5 (cioè particelle con un
diametro aerodinamico medio di
2,5 micron), le PM1 (diametro da
1 micron) e le PM0,1 (diametro
da 0,1 micron).
Sono proprio quelle le polveri
realmente patogene, con una
patogenicità che cresce in modo
quasi esponenziale con il diminuire
del diametro. E per avere
un’idea degli effetti sulla salute
di queste poveri occorre che le
particelle siano non pesate ma
classificate per dimensione e
contate.
Dal punto di vista pratico, la massa
di una particella da 10 micron
corrisponde a quella di 64 particelle
da 2,5 micron, oppure di
1.000 da un micron, oppure,
ancora, a quella di 1.000.000 di
particelle da 0,1 micron.
Perciò, valutare il particolato in
massa e non per numero e dimensione
delle particelle non dà indicazioni
utili dal punto di vista
sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
Venendo al problema dell’inquinamento
da rifiuti, è ovvio che
questi debbano, in qualche modo,
essere smaltiti.
A questo punto, è necessario ricordare
la cosiddetta legge di Lavoisier
o della conservazione della
massa. Questa recita che in una
reazione chimica la massa delle
sostanze reagenti è uguale alla
massa dei prodotti di reazione.
Il che significa che, secondo le
leggi che regolano l’universo, noi
riusciamo solo a trasformare le
sostanze, ma non ad annullarne la
massa.
Ciò che avviene quando s’inceneriscono
i rifiuti, dunque, altro non
è se non la loro trasformazione in
qualcosa d’altro, e questa trasformazione
è ottenuta tramite l’applicazione
di energia sotto forma
di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra
e che è notissimo sia tra gli
scienziati sia tra gli studenti delle
scuole medie, se noi bruciamo
l’immondizia, altro non facciamo
se non trasformarla in particelle
tanto piccole da farle scomparire
alla vista e, con i cosiddetti
“termovalorizzatori” – una parola
che esiste solo in Italiano e che
evoca l’idea ingenuamente falsa
che si ricavi valore economico
dall’operazione – la trasformazione
produce particelle ancora più
minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun
tipo di filtro industriale capace
di bloccare il particolato da 2,5
micron o inferiore a questo, ma,
dal punto di vista dei calcoli che
si fanno in base alle leggi vigenti,
questo ha ben poca importanza: il
“termovalorizzatore” produce pochissimo
PM10 (peraltro, la legge
sugl’inceneritori prescrive ancora
la ricerca delle cosiddette polveri
totali ed è, perciò, ancora più arretrata)
e la quantità enorme di
altro particolato non rientra nelle
valutazioni. Ragion per cui, a
norma di legge l’aria è pulita.
Ancora malauguratamente, tuttavia,
l’organismo non si cura delle
leggi e le patologie da polveri
sottili (le PM10 sono tecnicamente
polveri grossolane), un tempo
ignorate ma ora sempre più conosciute,
sono in costante aumento.
Tra queste, le malformazioni
fetali e i tumori infantili.
Tornando ala legge di Lavoisier,
uno dei problemi di cui tener conto
nell’incenerimento dei rifiuti è
la quantità di residuo che si ottiene.
Poiché nel processo d’incenerimento
occorre aggiungere all’immondizia
calce viva e una rilevante
quantità d’acqua, da una
tonnellata di rifiuti bruciata escono
una tonnellata di fumi, da 280
a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di
ceneri volanti (la cui tossicità è
enorme), 650 kg di acqua sporca
(da depurare) e 25 kg di gesso. Il
che significa il doppio di quanto
si è inteso “smaltire”, con l’aggravante
di avere trasformato il
tutto in un prodotto altamente patogenico.
E in questo breve scritto
si tiene conto solo del particolato
inorganico e non di tutto il
resto, dalle diossine (ridotte in
quantità ma non eliminate dall’alta
temperatura), ai furani,
agl’idrocarburi policiclici, agli
acidi inorganici (cloridrico,
fluoridrico, solforico, ecc.), all’-
ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i
rifiuti significa non ricorrere più
alle discariche è un ulteriore
falso, dato che le ceneri vanno
“smaltite” per legge (decreto
Ronchi) in discariche per rifiuti
tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che
l’incenerimento comporta il mancato
riciclaggio di materiali come
plastiche, carta e legno.
I “termovalorizzatori” devono
funzionare ad alta temperatura e,
per questo, hanno bisogno di quei
materiali che possiedono un’alta
capacità calorifica, vale a dire
proprio le plastiche, la carta e il
legno che potrebbero e dovrebbero
essere oggetto di tutt’altro che
difficile riciclaggio.
Tralascio qui del tutto il problema
economico perché non rientra
nell’argomento specifico, ma il
bilancio energetico è fallimentare
e, se non ci fossero le tasse dei
cittadini a sostenere questa forma
di trattamento dei rifiuti, a nessuno
verrebbe mai l’idea di costruire
impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento
esaustivo dell’argomento ai
numerosi testi che lo descrivono
compiutamente, compresi i siti
Internet dell’ARPA e di varie
AUSL, la conclusione che qualunque
scienziato non può che
trarre è che incenerire i rifiuti è
una pratica che non si regge su
alcun razionale. Ma, al di là della
scienza, il sensus communis del
buon padre di famiglia che per i
Romani era legge può costituire
un’ottima guida. Usare i cosiddetti
“termovalorizzatori” spacciandoli
per un miglioramento
tecnico, poi, non fa che peggiorare
la situazione dal punto di vista
del nanopatologo, ricorrendo questi
a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non
può essere in alcun modo presa in
considerazione come alternativa
per la soluzione del problema legato
allo smaltimento dei rifiuti,
se non altro perché i rifiuti non
vengono affatto smaltiti ma raddoppiati
come massa e resi incomparabilmente
più nocivi.”
Stefano Montanari
NANODIAGNOSTICO DI MODENA“
Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico:le micro - e nanoparticelle,comunque prodotte una volta che sianoriuscite a penetrarenell’organismo innescano tuttauna serie di reazioni chepossono tramutarsiin malattie.Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazionipatologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto veroche malformazioni fetali, malattieinfiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare.A prova di questo, basta osservareciòche accade ai reduci, militario civili che siano, delle guerre del Golfoo dei Balcani o a chi
sia scampato al crollo delle Torri
Gemelle di New York e di quel
crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto
sopra a proposito di queste particelle
che sono inorganiche, non
biodegradabili e non biocompatibili.
E l’ultimo aggettivo è sinonimo
di patogenico.
Il fatto, poi, che siano anche non
biodegradabili, vale a dire che l’-
organismo non possieda meccanismi
per trasformarle in qualcosa
di eliminabile, rende l’innesco
per la malattia “eterno”, dove
l’aggettivo eterno va inteso secondo
la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno
dimensioni piccolissime, da
qualche centesimo di millimetro
fino a pochi milionesimi
di millimetro,
e più queste sono
piccole, più la
loro capacità di penetrare
intimamente
nei tessuti è spiccata;
tanto spiccata da
riuscire perfino, in
alcune circostanze e
al di sotto di dimensioni
inferiori al micron
(un millesimo
di m millimetro), a
penetrare nel nucleo
delle cellule senza
RIFIUTI - SALUTE
ledere la membrana che le avvolge.
Come questo accada sarà il tema
di un incipiente progetto di ricerca
europeo che vedrà coinvolto
come coordinatore il nostro
gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice
di queste polveri, e i vulcani
ne sono un esempio, è pure
vero che le polveri di origine naturale
costituiscono una frazione
minoritaria del totale che oggi si
trova sia in atmosfera (atmosfera
significa ciò che respiriamo) sia
depositato al suolo, ed è pure
vero che la loro granulometria
media è, tutto sommato,
relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di
particolato, soprattutto quello più
fine. Questo perché la tecnologia
moderna è riuscita ad ottenere a
buon mercato temperature molto
elevate a cui eseguire le più svariate
operazioni, e, in linea generale
e a parità di materiale bruciato,
più elevata è la temperatura
alla quale un processo di combustione
avviene, minore è la dimensione
delle particelle che ne
derivano.
A questo proposito, occorre
anche tenere conto del fatto che
ogni processo di combustione,
nessuno escluso, produce particolato,
sia esso primario o secondario.
Per particolato primario s’intende
quello che nasce direttamente nel
crogiolo, per secondario, invece,
quello che origina dalla reazione
tra i gas esalati dalla combustione
(tra gli altri, ossidi di azoto e di
zolfo) e la luce, il vapor d’acqua
e i composti principalmente organici
che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive
che l’inquinamento particolato
dell’aria sia valutato determinando
la concentrazione di
particelle che abbiano un diametro
aerodinamico medio di 10 micron
- le ormai famose PM10 - e
prescrive che la valutazione
avvenga per massa.
Nulla si dice ancora, invece, a
proposito delle polveri più sottili:
le PM2,5 (cioè particelle con un
diametro aerodinamico medio di
2,5 micron), le PM1 (diametro da
1 micron) e le PM0,1 (diametro
da 0,1 micron).
Sono proprio quelle le polveri
realmente patogene, con una
patogenicità che cresce in modo
quasi esponenziale con il diminuire
del diametro. E per avere
un’idea degli effetti sulla salute
di queste poveri occorre che le
particelle siano non pesate ma
classificate per dimensione e
contate.
Dal punto di vista pratico, la massa
di una particella da 10 micron
corrisponde a quella di 64 particelle
da 2,5 micron, oppure di
1.000 da un micron, oppure,
ancora, a quella di 1.000.000 di
particelle da 0,1 micron.
Perciò, valutare il particolato in
massa e non per numero e dimensione
delle particelle non dà indicazioni
utili dal punto di vista
sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
Venendo al problema dell’inquinamento
da rifiuti, è ovvio che
questi debbano, in qualche modo,
essere smaltiti.
A questo punto, è necessario ricordare
la cosiddetta legge di Lavoisier
o della conservazione della
massa. Questa recita che in una
reazione chimica la massa delle
sostanze reagenti è uguale alla
massa dei prodotti di reazione.
Il che significa che, secondo le
leggi che regolano l’universo, noi
riusciamo solo a trasformare le
sostanze, ma non ad annullarne la
massa.
Ciò che avviene quando s’inceneriscono
i rifiuti, dunque, altro non
è se non la loro trasformazione in
qualcosa d’altro, e questa trasformazione
è ottenuta tramite l’applicazione
di energia sotto forma
di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra
e che è notissimo sia tra gli
scienziati sia tra gli studenti delle
scuole medie, se noi bruciamo
l’immondizia, altro non facciamo
se non trasformarla in particelle
tanto piccole da farle scomparire
alla vista e, con i cosiddetti
“termovalorizzatori” – una parola
che esiste solo in Italiano e che
evoca l’idea ingenuamente falsa
che si ricavi valore economico
dall’operazione – la trasformazione
produce particelle ancora più
minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun
tipo di filtro industriale capace
di bloccare il particolato da 2,5
micron o inferiore a questo, ma,
dal punto di vista dei calcoli che
si fanno in base alle leggi vigenti,
questo ha ben poca importanza: il
“termovalorizzatore” produce pochissimo
PM10 (peraltro, la legge
sugl’inceneritori prescrive ancora
la ricerca delle cosiddette polveri
totali ed è, perciò, ancora più arretrata)
e la quantità enorme di
altro particolato non rientra nelle
valutazioni. Ragion per cui, a
norma di legge l’aria è pulita.
Ancora malauguratamente, tuttavia,
l’organismo non si cura delle
leggi e le patologie da polveri
sottili (le PM10 sono tecnicamente
polveri grossolane), un tempo
ignorate ma ora sempre più conosciute,
sono in costante aumento.
Tra queste, le malformazioni
fetali e i tumori infantili.
Tornando ala legge di Lavoisier,
uno dei problemi di cui tener conto
nell’incenerimento dei rifiuti è
la quantità di residuo che si ottiene.
Poiché nel processo d’incenerimento
occorre aggiungere all’immondizia
calce viva e una rilevante
quantità d’acqua, da una
tonnellata di rifiuti bruciata escono
una tonnellata di fumi, da 280
a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di
ceneri volanti (la cui tossicità è
enorme), 650 kg di acqua sporca
(da depurare) e 25 kg di gesso. Il
che significa il doppio di quanto
si è inteso “smaltire”, con l’aggravante
di avere trasformato il
tutto in un prodotto altamente patogenico.
E in questo breve scritto
si tiene conto solo del particolato
inorganico e non di tutto il
resto, dalle diossine (ridotte in
quantità ma non eliminate dall’alta
temperatura), ai furani,
agl’idrocarburi policiclici, agli
acidi inorganici (cloridrico,
fluoridrico, solforico, ecc.), all’-
ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i
rifiuti significa non ricorrere più
alle discariche è un ulteriore
falso, dato che le ceneri vanno
“smaltite” per legge (decreto
Ronchi) in discariche per rifiuti
tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che
l’incenerimento comporta il mancato
riciclaggio di materiali come
plastiche, carta e legno.
I “termovalorizzatori” devono
funzionare ad alta temperatura e,
per questo, hanno bisogno di quei
materiali che possiedono un’alta
capacità calorifica, vale a dire
proprio le plastiche, la carta e il
legno che potrebbero e dovrebbero
essere oggetto di tutt’altro che
difficile riciclaggio.
Tralascio qui del tutto il problema
economico perché non rientra
nell’argomento specifico, ma il
bilancio energetico è fallimentare
e, se non ci fossero le tasse dei
cittadini a sostenere questa forma
di trattamento dei rifiuti, a nessuno
verrebbe mai l’idea di costruire
impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento
esaustivo dell’argomento ai
numerosi testi che lo descrivono
compiutamente, compresi i siti
Internet dell’ARPA e di varie
AUSL, la conclusione che qualunque
scienziato non può che
trarre è che incenerire i rifiuti è
una pratica che non si regge su
alcun razionale. Ma, al di là della
scienza, il sensus communis del
buon padre di famiglia che per i
Romani era legge può costituire
un’ottima guida. Usare i cosiddetti
“termovalorizzatori” spacciandoli
per un miglioramento
tecnico, poi, non fa che peggiorare
la situazione dal punto di vista
del nanopatologo, ricorrendo questi
a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non
può essere in alcun modo presa in
considerazione come alternativa
per la soluzione del problema legato
allo smaltimento dei rifiuti,
se non altro perché i rifiuti non
vengono affatto smaltiti ma raddoppiati
come massa e resi incomparabilmente
più nocivi.”
Stefano Montanari
Iscriviti a:
Post (Atom)